Saturday, 28 of January of 2012

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Lo giuro…

Pubblichiamo una lettera che è uno sfogo, un gemito di garbata ma non per questo meno forte protesta.

 

Sono abituato. Lo giuro.

Al momento non ho iscrizioni sindacali, lo ammetto. Credo, però, che la partecipazione sia necessaria, l’adesione sia opportuna. Io ho una storia tutta mia. A qualcuno l’ho anche accennata.

Ma, tramite il sindacato, vorrei poter arrivare a tutti i colleghi, onde segnalargli alcuni accadimenti poiché, spesso, di esperienza comune.

Oggi, 23 dicembre 2011, ho ricevuto, senza tanti formalismi, un attestato sul quale ho potuto leggere, emozionandomi: “…mi è particolarmente gradito esprimere alla S.V. il mio vivo compiacimento per il considerevole risultato ottenuto in occasione dei tumulti presso il C.A.R.A. di Bari del 1° agosto 2011…”, firmato il Questore.

E’ quello che mi rimane di quel giorno, di una giornata intera in stato d’assedio, una guerriglia urbana condita da pietre, botte, sputi, aggressioni, cadute, devastazioni ed una marea di lacrimogeni (parecchi dei quali da me personalmente sparati e…respirati), con ore e ore sotto il sole a 40 gradi (…all’esterno; non oso immaginare la temperatura della testa che era all’interno del mio bel casco blu), fra i roghi di spine e la polvere della terra arsa. Un evento di tale portata da assurgere alle cronache locali e nazionali.

Grande stanchezza. Piccole ferite qua e là. Qualche ematoma. Il glorioso foulard per tamponare una escoriazione. Nessun giorno di malattia preso…domani c’è l’ufficio scoperto.

Alla sera, una doccia, un paio di cerotti, un po’ di pomata e qualche ora di sonno. E via per un’altra giornata, consapevole che quella appena finita non era stata né la prima né, purtroppo, sarebbe stata l’ultima giornata di violenza.

D’altronde, da tanti anni, sono un poliziotto, un celerino. Sono abituato.

E poi, da poliziotto, sentirsi spesso dire “…ci dispiace, troppi straordinari, dobbiamo tagliare…”.

Ma sono abituato.

E poi, da celerino, sentirsi spesso dire “…abbiate pazienza ragazzi, le esigenze impediscono di nuovo di mandarvi a mangiare…, ho già detto alla mensa di preparavi anche per stasera panini…”.

Ma sono abituato.

E poi, da uomo, sentirsi spesso dire “…scusa, quel riposo non te lo possiamo concedere, ci sono esigenze…”.

Ma sono abituato.

Quante volte ho trovato mia moglie semi-addormentata sul divano, dopo avermi aspettato, col cuore in gola, per ore ed ore durante la notte. Ma anch’ella, poverina, è abituata.

Mi sono laureato dopo tanti, tantissimi sacrifici (e come me altri colleghi), sfruttando ogni momento libero, studiando di notte o mentre aspettavo il mio turno in fila alla posta, commettendo uno dei reati più brutti (ma molto comune fra i poliziotti): rubare tempo ai propri cari. Nessuna gratificazione professionale. Non è prevista. Ma sono abituato.   

Qualche tempo fa, in una delle oramai frequenti trasferte a Napoli, durante un servizio di ordine pubblico della durata di 14 ore (si, avete letto bene, quattordici ore), di cui tante sotto una pioggia battente, con una cena luculliana a base di due panini con salsiccia e “friarielli” (peraltro a me non graditi), sono stato avvicinato da una persona che mi ha detto: “…appuntà, voi poliziotti si che state bene…”. Frase che spesso sento dire. Ma sono abituato.

Ma non voglio piangermi addosso. C’è gente che sta peggio.

Io, d’altronde, sono abituato a ciò; lo sono davvero. Parecchie cose assurde per la maggior parte della gente, per me, per noi ed i nostri cari sono diventate “normali”.

Ho fatto il callo a partire all’improvviso per mete semi-sconosciute (…ma così cavalchi l’avventura); ad andare al lavoro per un ordinario 8-14 e tornare a casa dopo tre giorni per un accompagnamento all’estero (…ma così scopri posti nuovi e diverse culture); a mangiare due panini per pranzo e…altrettanti per cena (…ma così non ti appesantisci); a lavorare di domenica, natale, pasqua, ferragosto, ecc., avendo il poliziotto “il calendario in bianco e nero” -le festività, di solito smarcate di rosso sui comuni calendari, sul nostro non si riescono a distinguere)- (…ma così poi sei libero in settimana); a vederti cambiare sovente il turno di servizio, anche nella stessa giornata! (…ma così vivi la giornata in tutti i suoi diversi momenti).

Ho fatto il callo a tutto ciò. Alla soglia dei quarant’anni, ho già calcato, per servizio, l’intero territorio nazionale: tutte le regioni e quasi la totalità delle 110 province dello stivale nonché diverse nazioni estere (…ma così fai turismo).

Sono intervenuto, spesso per primo, in tante di quelle tragedie e sciagure (terremoti, alluvioni, incendi, sequestri di persona, omicidi, risse e rivolte, incidenti) che non conosco più la parola stupore (…ma così sai sempre tutto in anteprima). Ma sono abituato.

Poco più sotto, sul quel foglio di carta c’era scritto: “…ai sensi dell’art. 70 del D.P.R. 782/85 la nota di compiacimento sarà valutata ai fini della compilazione del rapporto informativo…”.

Nessun giorno di malattia preso…domani c’è l’ufficio scoperto. Forse, chissà, qualche giorno di malattia mi avrebbe potuto giovare. In tutti i sensi. A questo non sono abituato. Ma tant’è.

Facciamo finta che non sia successo niente, dal titolo di un romanzo di Maddie Dawson.

«Giuro di essere fedele alla Repubblica italiana, di osservarne la Costituzione e le leggi e di adempiere con disciplina ed onore tutti i doveri del mio stato per la difesa della Patria e la salvaguardia delle libere istituzioni»

Lo giuro. Ambrogio Conte, matricola 273506.

Ambrogio Conte


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